È quasi Natale…

A parte Geronimo, per le altre camicie questo è il primo Natale. Le forbici e tutti gli altri abitanti di Casa Severini sono elettrizzati all’idea di vedere il laboratorio addobbato, di vedere le mille lucine che si accendono e si spengono regalando la magia che solo questo periodo sa dare. Sono giorni frenetici nel laboratorio, dove gli ordini per i regali di Natale hanno portato tante nuove camicie sul bancone: Casa Severini non è mai stata così affollata e rumorosa!

A Geronimo, tutta questa confusione non piace e negli ultimi giorni è più burbero e scontroso del solito. Anche Gloria fatica ad avvicinarsi a lui, soprattutto perché conosce i motivi profondi di questo incurabile malumore. Le altre camicie sembrano quasi non curarsi di Geronimo, troppo prese dal fermento. Dalle finestre, si iniziano a vedere le prime luci che colorano le strade di Acqualagna e penetra un intenso, delizioso e invitante profumo di caldarroste, che lascia le camicie con l’acquolina in bocca.

Le forbici e gli aghi di Casa Severini cercano di spiegare alle camicie il significato del Natale, raccontano loro della gioia e dell’euforia che si respira nel laboratorio nei giorni che precedono il Natale, quando tra i banconi compaiono anche alcune fette di panettone che gli artigiani mangiano durante le pause.

Tra tutte, c’è una camicia che sembra non amare quest’atmosfera gioviale, che tende a isolarsi nel suo angolo con le cuffie nelle orecchie mentre guarda fuori dalla finestra. È una bella camicia rossa a quadri, un modello sicuramente destinato a un giovane ragazzo che ama lo stile hipster o che, semplicemente, segue la moda. Probabilmente è il regalo di una fidanzata innamorata, di una madre attenta o di un caro amico ed è una delle camicie che si preparano ad uscire a breve dal laboratorio, essendo ormai ultimata.

<<Ehi tu>> Geronimo attira l’attenzione della giovane camicia lanciandogli un piccolo bottone. <<Dice a me?>> risponde la giovane camicia mentre si toglie gli auricolari. <<Come ti chiami?>> Geronimo sembra essere interessato a quello strano comportamento e decide di approfondire la sua conoscenza. <<Io mi chiamo Alberto. Ho sentito che domani lascerò il laboratorio e andrò in una grande città, quindi non capisco perché si sta interessando a me. Noi non ci vedremo più.>> Geronimo quasi sussulta alle parole dure e ciniche di quella giovane camicia perché rivede in lui il suo passato e un pezzo del suo presente. <<Vieni, avvicinati. Se è vero che domani andrai via è maleducazione da parte tua non scambiare almeno due parole con la camicia più anziana del laboratorio>>.

Senza nascondere la sua malavoglia, Alberto si avvicina a Geronimo, oggi comodamente adagiato su un angolo del bancone. <<Perché ti comporti così? Ancora non hai iniziato la tua vita vera e già hai questo atteggiamento?>> Chiede Geronimo. <<E lei, signore, perché nonostante abbia vissuto tanti anni al di fuori di questo laboratorio dove ha trascorso momenti felici, ha questo carattere così burbero?>> Alberto dimostra di non avere paura o timori reverenziali nei confronti di Geronimo e questo e sinonimo di grande personalità, sicuramente il ragazzo che la indosserà sarà forte e determinato. <<Io ho i miei motivi. Il Natale è uno dei periodi che amo di meno perché mi sembra stupido doversi sforzare di essere felici anche quando non lo si è. Se uno è felice può esserlo anche il 4 ottobre o il 26 aprile, non sono certo due luci e quattro regali a cambiare le cose. Io, però, parlo così perché ho vissuto altri Natali, ho conosciuto la felicità e la tristezza. Io il Natale lo associo a un momento triste della mia vita: è in questo giorno che il mio umano mi ha riposto in una scatola per l’ultima volta, perché aveva ricevuto una camicia nuova. Io so che con me ha trascorsi molti momenti importanti e insieme ci siamo divertiti un sacco, ma purtroppo da quel giorno, ogni Natale mi ricorda quel momento per me terribile. Come vedi, io ho un motivo, ma tu?>> Alberto, dopo aver ascoltato con attenzione il racconto di Geronimo, replica: <<Ha ragione, il suo è un motivo più che valido per non fare salti di gioia a Natale e ha ragione le quando dice che non si può essere felici a comando. Quindi, perché dovrei esserlo io? A lei il Natale dovrebbe ricordare anche altro, non solo l’abbandono: è vero che gli eventi negativi tendono sempre a prevaricare su quelli positivi nella nostra memoria, ma è anche vero che se si ferma un attimo a pensare, di sicuro in passato ha vissuto altri Natali in cui è stato felice indosso al suo umano. Se ci ragiona un po’, quindi, forse dovrebbe essere lei a non essere così triste e malinconico visto che ha vissuto un passato di tante gioie e di qualche dolore, mentre io non ho ancora avuto l’emozione di provare una gioia, che probabilmente sentirò quando il mio umano mi prenderà per la prima volta tra le mani, però sto per vivere il primo dispiacere, perché lascerò questo posto a cui sono affezionato e dove ho vissuto i primi giorni della mia vita>>.

La replica pungente, sagace e intelligente di Alberto ha completamente spiazzato Geronimo, che di fronte a tanta sincerità spicciola e trasparenza non può che abbozzare un sorriso pensando che, in fondo, il ragionamento di questa giovane camicia non è poi tanto sbagliato. È importante, nella vita, fare in modo che i momenti felici non siano mai oscurati da quelli tristi, perché questi ultimi sono sempre in misura minore. A Geronimo l’ha dovuto insegnare una giovane camicia alla moda, che nei modi di fare e di esprimersi gli ricorda tanto la sua gioventù.

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