La calma dopo i bagordi a Casa Severini e l’arrivo di un nuovo amico

Le feste sono ormai passate e anche a Casa Severini la situazione sta lentamente tornando alla normalità. È stato un Natale sereno, le camicie e tutti gli abitanti del laboratorio hanno trascorso ore di allegria e di spensieratezza anche grazie all’organizzazione impeccabile di Geronimo. Anche il capodanno è stato a dir poco scoppiettante, soprattutto grazie all’euforia delle giovani camicie che, nel frigo del laboratorio, hanno trovato una bottiglia di spumante: sicuramente gli artigiani non noteranno la sua assenza al loro ritorno! Alla mezzanotte del 1 gennaio, inoltre, tutti, ma proprio tutti, si sono avvicinati alla finestra per ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio che illuminavano le cime dei monti intorno ad Acqualagna di tutti i colori. Quanti pensieri sono passati per la testa delle camicie in quei momenti, la loro mente andava al futuro, a quando l’anno prossimo sarebbero stati là fuori ad ammirare, forse, questo spettacolo insieme ai loro umani.

Alcune camicie hanno lasciato Casa Severini subito dopo capodanno, i saluti sono stati molto calorosi perché non si possono dimenticare facilmente i lunghi giorni delle feste trascorsi insieme a ridere e confidarsi ma, d’altronde, ognuno prima o poi deve incamminarsi sulla propria strada, lasciando dietro di se qualcosa, o qualcuno. La calma regna sovrana, adesso in laboratorio è pieno giorno e gli artigiani hanno ripreso la loro normale attività: le loro mani accarezzano i tessuti, tagliano e cuciono con grande maestria le nuove camicie. Gloria e le sue amiche, nonostante i bagordi, sono tornate pienamente attive e si divertono ad aiutare i loro artigiani nel loro lavoro: il tessuto fa un piacevole solletico lungo le lame quando viene tagliato e le mani degli artigiani sono molto abili e sapienti ma soprattutto amorevoli quando impugnano le forbici, tanto che è veramente rilassante, per Gloria e per le altre, lavorare con loro.

Tutto, quindi, sembra essere tornato alla sua normalità. Forse. Geronimo è stato nuovamente posizionato al suo posto, sul bel manichino in legno vicino alla finestra da cui può ammirare lo spettacolo della natura che si compie al di fuori: l’artigiano era convinto di averlo lasciato lì anche l’ultima volta che ha chiuso il laboratorio e non riesce a spiegarsi come mai, quando è rientrato, ha trovato quella bella camicia bianca e consunta distesa sul bancone… Vabbè, magari si è confuso o chissà, tuttavia non vale la pena soffermarsi su quel dettaglio, c’è troppo lavoro da fare per pensare a questo.

Dalla sua posizione, Geronimo si gode i tiepidi raggi di sole invernali che lo colpiscono e lo riscaldano, quando improvvisamente sente una strana forza che lo attira verso il basso. Sente la sua manica destra tirare con forza. “Se continua così mi strapperò!” pensa tra se e se senza capire cosa stia succedendo finché, guardando in basso, nota un piccolo uomo che gioca con il suo polsino. Avrà 4, forse 5 anni, e ha un curioso caschetto di capelli del colore del grano che gli ricade sulla fronte. Cosa può fare? Lasciarlo fare vorrebbe dire correre il rischio di strapparsi ma intervenire significa infrangere una delle prime regole di Casa Severini, che vieta ai suoi abitanti di interagire con gli umani, e poi potrebbe farlo spaventare: è umano anche lui, non capirebbe… O forse sì…

In un momento in cui il piccolino sembra essersi distratto, sentendo la voce profonda e adulta di un uomo che lo sta richiamando all’ordine, Geronimo decide di intervenire e di fare un esperimento. “Psss… Ehi, piccolo!” Il bambino, che nel frattempo si era seduto in terra in disparte, in un angolino, scosso dal rimprovero dell’uomo adulto che presumibilmente è il padre, si gira improvvisamente cercando di capire da dove arriva quella strana voce. “Sono qui, sul manichino. Stavi giocando con me fino a poco fa” Continua Geronimo, quasi divertito dalla buffa espressione del bambino, che ancora non capisce. Gloria, mentre svolge il suo lavoro dall’altra parte del laboratorio, vede la scena con la coda dell’occhio e cerca in tutti i modi di far capire a Geronimo che sta rischiando troppo ma lui, testardo e prepotente come pochi, fa finta di non accorgersi delle occhiatacce di Gloria e va avanti col suo gioco. “Guarda più in alto, sul manichino. Mi vedi?”

Gli occhi del bambino diventano enormi, quella camicia parla e sta parlando con lui! Lentamente, con sospetto e con un pizzico di paura, il piccolino si avvicina alla camicia e la tocca, stavolta molto più delicatamente, per capire come possa parlare. “Solo tu mi puoi sentire, gli adulti hanno perso la sensibilità per ascoltare. Anche gli artigiani, sebbene siano così bravi e abbiano un cuore molto grande, non sono più in grado di sentirmi. Loro sentono solo con le orecchie, tu sei ancora piccolo e sai ancora ascoltare col cuore. Come ti chiami bel bambino?” Geronimo vuol capire perché un uomo così piccolo è nel laboratorio, prima d’ora non c’erano mai stati, li aveva visti solo a casa del suo umano. “Mi chiamo Stefano e tu?” Il bambino sembra aver preso coraggio e non ha paura di una camicia che parla, d’altronde in tv vede spesso i cartoni animati e lì parlano anche gli animali. “Io mi chiamo Geronimo. Quanti anni hai?” “Geronimo? Che nome strano che hai! Io ho 5 anni, sono grande! Per questo il mio papà mi ha portato qui, dove lui lavora. Da grande voglio essere come lui!” Geronimo è mosso da un moto di tenerezza verso quel bambino così piccolo che, nella sua incoscienza, ha già le idee molto chiare del suo futuro: ha solo 5 anni ma sa già che da grande vuole essere come il padre, qualsiasi cosa questo significhi. Il padre ai suoi occhi è un eroe che con un paio di forbici e un po’ di filo realizza quelle belle camice. “Fai bene a voler essere come il tuo papà! Io lo conosco, lo vedo ogni giorno qui in laboratorio. È molto intelligente e molto bravo nel suo lavoro. Vedi quella camicia lì sul bancone, quella con le righe bianche e blu? L’ha realizzata lui, con le sue mani” Gli occhi di Stefano si spostano improvvisamente su quella elegante camicia già piegata e pronta per essere confezionata e spedita: i suoi occhi brillano nel vedere quello che il suo papà ha costruito. Nel momento in cui il piccolino si avvicina alla camicia per toccarla, una voce profonda alle sue spalle lo ferma “Stefano! Non toccare quella camicia, dobbiamo spedirla a un cliente.” Colto alla sprovvista dal suo papà, un artigiano dalle mani forti e vigorose con grandi occhi azzurri come quelli del figlio, Stefano replica “Geronimo mi ha detto che l’hai fatta tu e volevo vederla da vicino” L’artigiano cade dalle nuvole “Geronimo? Non c’è nessun Geronimo che lavora qui dentro, forse ti sei confuso. Comunque, sì, è vero, l’ho fatta io” e il suo tono di voce si addolcisce, vedendo l’emozione negli occhi di suo figlio “Però non la puoi toccare. Se vuoi, quando ho tempo, ne faccio una uguale anche per te, va bene piccolo ometto curioso?” Ricordandosi delle parole di Geronimo, Stefano rinuncia a spiegare al padre di aver parlato con la camicia “Sì papà, grazie!” “Adesso stai buono qui ancora per un po’, io devo finire un lavoro urgente ma faccio presto, così poi andiamo a comprare le caldarroste” e l’artigiano schiocca un bacio rumoroso sulla fronte del figlio prima di tornare ai suoi doveri.

“Quello che noi ci diciamo dev’essere un segreto tra me e te, capito? Gli uomini grandi non possono capire, nemmeno tuo padre, anche se è un supereroe, può capire.” Geronimo rimbrotta il piccolo Stefano in tono dolce e affettuoso. “Sì, ho capito. Ma posso venire altre volte a trovarti? Mi piace parlare con te.” Dice il piccolo Stefano mentre accarezza il polsino di Geronimo. “Certo che puoi venire se il tuo papà ti porta, ma ricordati che lui qui sta lavorando e il lavoro è una cosa seria, ma questo lo capirai quando sarai più grande. Ma dimmi, perché ti piace così tanto il mio polsino?” Stefano si apre in un sorriso grandissimo “Perché è molto morbido e liscio, mi piace. Da grande voglio avere una camicia come te. Bella come te e simpatica come te” Geronimo scoppia in una risata di gusto alle parole del bimbo “Le altre camicie avrebbero da ridire sul fatto che tu mi trovi simpatico, però puoi sempre chiedere al tuo papà di realizzartene una su misura anche adesso che sei un bambino. Sai, gli artigiani Severini sono molto bravi a creare le camicie su misura. Certo, di solito loro lavorano per gli uomini grandi, ma conosco il tuo papà e so che è uno dei più bravi qui dentro, sono sicuro che te la farà. E poi ti ama tantissimo, non saprebbe certo dire di no a una tua richiesta” “Hai ragione!” Improvvisamente, Stefano abbraccia Geronimo o, almeno, ci prova, è ancora piccolo e non riesce bene, ma tanto basta a Geronimo per emozionarsi. “Adesso vai, il tuo papà ti sta chiamando. Dovete andare a mangiare le caldarroste. Mangiane una anche per me” Stefano saluta Geronimo e gli sorride “Grazie, la prossima volta te ne porto una!”

“Che meraviglia i bambini”. Geronimo sospira e sorride guardando Stefano allontanarsi mano nella mano con il suo papà. Peccato che gli adulti non conservino almeno un decimo di questa tenerezza e sensibilità e, mentre si ritrova a pensarlo, immediatamente sente due grandi mani che si posano sulle sue spalle. Dietro due occhiali forse troppo grandi, un giovane uomo lo sta fissando con attenzione; in mano ha un metro e sulla camicia ha appuntati degli spilli, ma non lo ha mai visto in laboratorio. È alto e giovane, i suoi capelli sono una zazzera scompigliata e non sembra essere molto esperto. Sarà un nuovo artigiano? “ È questa qui che dobbiamo modificare?” Grida improvvisamente indicando Geronimo. Il cuore della vecchia camicia perde un battito: perché devono modificarla? Cosa sta succedendo? “Sì, ma c’è tempo…” Geronimo capisce tutto: qualcuno vuole portarlo via da lì. Ma chi vorrebbe prendere una vecchia camicia? Il panico lo assale e i pensieri si fanno confusi: a Casa Severini tutti hanno sentito tutto.

Più del freddo invernale, sono le parole degli artigiani a raggelare gli abitanti del laboratorio. Cosa ne sarà di Geronimo? “C’è tempo” dicono… Quanto dovranno aspettare per conoscere le sorti del loro amico? Magari la primavera saprà rispondere a queste domande, che pesano come ghiaccio sui cuori di Geronimo e dei suoi amici…

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