Moda giovane: storia di uno stile diventato cultura

Oggi, parlare di moda giovane è pressoché normale. I grandi brand e quelli della moda low-cost propongono nelle loro collezioni capi pensati appositamente per i teen ma non è sempre stato così.

Basta fare un salto indietro nel tempo e guardare le foto dei nostri genitori o dei nostri nonni per renderci conto di come la moda sia cambiata. Guardateli a 14/15 anni: portavano ancora i pantaloncini, che nell’ideale collettivo sono un capo tipico dell’infanzia. Fino agli anni Cinquanta, infatti, i maschietti dovevano indossare i calzoncini sia in estate che in inverno e tutt’oggi c’è ancora chi veste i bambini in questo modo. Non ha nulla a che fare con la moda giovane ma è una questione di stile e, in alcuni casi, di etichetta. Un esempio? Il principino George d’Inghilterra, che gira il mondo insieme ai genitori indossando sempre e solo pantaloncini sopra il ginocchio e calze corte. Un simbolo di eleganza e di nobiltà moderna, che tanti genitori dell’era moderna copiano per i loro piccoli, pur senza velleità nobiliari. Ma tornando al passato, i bambini passavano dai pantaloncini sopra il ginocchio, portati con le magliette, le polo o le camicie, agli abiti da adulto. Dai calzoncini alla giacca e alla cravatta il passo era molto breve per i giovani di allora. Non esisteva certo la moda giovane e non c’erano vie di mezzo: dall’infante allo stile “impiegato di banca” in pochi anni. Qualcuno direbbe che non era poi così male, perché i giovani erano sempre ben vestiti, eleganti e di classe. Forse è vero, ma la moda giovane ha portato colore, vivacità e brio nel periodo post-bellico e da quel momento i giovani si sono sentiti liberi di esprimere la propria personalità in libertà.

La moda giovane nel secondo dopoguerra antesignana dello street-style

La moda giovane nasce in strada, come tutte le tendenze di stile che hanno avuto più successo nell’ultimo secolo. Bisogna contestualizzare il periodo storico, perché il mondo usciva dalla peggiore guerra mai combattuta e l’Europa versava in uno stato di povertà assoluto.

Negli Stati Uniti, invece, il conflitto mondiale non intaccò in maniera violenta la quotidianità delle famiglie e la loro ricchezza: gli USA erano già usciti dalla Grande Depressione prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
In Europa i giovani indossavano indumenti recuperati, rattoppati e riciclati, ma quando potevano, acquistavano al mercato nero (o rubavano agli alleati) giacche, camicie e pantaloni militari. A guardarlo da lontano poteva sembrare un abbozzo di street-style ma a ben vedere non aveva nulla a che fare con la moda giovane, erano solo un’accozzaglia di capi messi insieme per necessità. Diversa era la situazione al di là dell’oceano, dove i teen americani avevano eletto i blue-jeans come loro capo rappresentativo, da indossare prevalentemente con le t-shirt e le polo. Tutti abbiamo in mente le immagini delle icone giovani degli anni Cinquanta, da James Dean a Elvis Presley, che con le loro t-shirt bianche e le giacche in pelle diventarono dei miti da copiare.
In pochi anni lo stile americano raggiunse anche le sponde atlantiche europee e qui si diffuse a macchia d’olio: ecco la vera nascita della moda giovane.

Nel dopoguerra i giovani avevano bisogno di spensieratezza e divertimento e appena ne hanno avuto la possibilità, appena l’Italia ha ricominciato a crescere, hanno alzato lo sguardo e hanno ripreso in mano la propria vita.
La moda come mezzo di riscatto sociale, che in questi anni diventa cultura.
L’Europa guarda all’America in modo totalmente acritico; il modello USA sembra essere quello perfetto e tutti vogliono imitare i ragazzi felici e spensierati modello “Happy Days” con i loro ciuffi impomatati di brillantina, i denti bianchissimi e la camminata sciolta.

La moda giovane:
dagli anni Sessanta la critica del sistema si ripercuote nello stile

Gli Happy Days della moda, ma anche dell’ideale di perfezione americana durarono poco meno di un decennio. Gli anni Sessanta sono stati un periodo di rivoluzione sociale, economica, politica e culturale straordinario. Con la Guerra in Vietnam il modello americano ha mostrato il suo dark side e dai college americani fino alle università europee occupate, anche la moda giovane si è ribellata a ciò che fino a qualche anno prima idolatrava.

Sulle barricate e nelle piazze, i giovani portarono il primo abbozzo di grunge-style che si oppone al sistema, lo critica e lo vuota di ogni autorità. La moda americana, imposta dal sistema, lascia il campo alla non-moda, a una trascuratezza apparente. L’eskimo diventò il giubbotto simbolo della lotta, indossato rigorosamente nella tonalità verde militare. Era quasi un segno di riconoscimento dei giovani rivoluzionari, che li identificava come tali. La contestazione era diventata una ragione di vita per questi giovani, che spinti da ideali politici e culturali volevano sovvertire il sistema che si era imposto nel dopoguerra, in cui loro facevano fatica a riconoscersi.

I sessantottini sono diventati l’icona di un’epoca in Italia: in questi anni c’era un fortissimo divario nella moda giovane. Da un lato c’erano i rivoluzionari con le loro giacche eskimo, i capelli disordinati e le Converse ai piedi, pronti a combattere per l’ideale comunista, dall’altra i giovani pienamente integrati nel sistema borghese, chiusi nelle loro giacche loden, con ai piedi i mocassini Clarks e il ciuffo ordinato.

Fino agli anni Settanta questo è stato lo scenario della moda in Italia e in Europa ed è stata questa la base della vera moda giovane, dello street-style. Gli anni più concitati, più assurdi e confusi sono stati quelli che hanno costruito le fondamenta dei decenni successivi.

La moda giovane oggi, con un piede nel passato e lo sguardo verso il futuro

Basta dare un’occhiata allo stile dei giovani d’oggi per rendersi conto che la moda teen è fortemente influenzata da tutto quello che è stato il passato. Dai capi di ispirazione militare, che oggi sono pressoché immancabili nell’armadio di qualsiasi adolescente e giovane che ama la moda, fino alle Converse, scarpe diventate un’icona moderna. Probabilmente i giovani d’oggi non hanno la perfetta cognizione dei motivi per i quali indossano determinati capi, il tempo annacqua e sbiadisce gli ideali. Oggi la contrapposizione sociale non è così marcata e questo non è necessariamente un male ma, anzi, c’è una fortissima contaminazione.

La ricerca dello stile porta i giovani a sperimentare, a creare qualcosa di nuovo e di mai visto che, però, inevitabilmente ha dei punti in comune con qualcosa di già visto nel passato, anche se viene reinterpretato.

La moda giovane è da sempre uno specchio dei tempi che viviamo, è la rappresentazione della nostra società e dei modelli culturali che la permeano e ne abbiamo un esempio anche nei nostri tempi con il cosiddetto genderless. I ragazzi di oggi, infatti, sempre più spesso vogliono liberarsi dalle gabbie imposte dalla società e preferiscono non identificarsi in un genere piuttosto che in un altro: ecco, quindi, che negli armadi dei ragazzi spuntano le gonne e le loro unghie si colorano con gli smalti. Le ragazze indossano sempre più spesso i capi dell’armadio maschile e gli stessi stilisti stanno rapidamente abbandonando la distinzione tra collezioni maschili e femminili in favore di presentazioni co-ed, dove uomini e donne sfilano per lo stesso evento.

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