Genderless style, la tendenza che dilaga

Il guardaroba condiviso col partner non è più solo un capriccio di lei, che da sempre ama indossare i capi del suo lui. Se è vero che la moda è per tutti, è altrettanto vero che negli ultimi anni anche gli uomini hanno sviluppato una certa sensibilità per il gusto estetico e le tendenze. Se a questo aggiungiamo che gli stilisti e le principali maison di moda hanno avuto in molti casi una virata verso uno stile androgino, il risultato è che da qualche tempo anche gli uomini amano attingere dal guardaroba delle loro donne per trovare soluzioni e accessori per completare un outfit quotidiano. In realtà, sarebbe riduttivo considerare il genderless style esclusivamente come una questione di moda, perché il discorso è ben più ampio e complicato, ma qui ci limitiamo a considerare il mondo delle sfilate e delle tendenze.

Una delle analisi più interessanti del genderless style in questo campo l’ha data Elizabeth Wilson, una delle più note memorie storiche della moda, che ha spiegato come, fin da tempi non sospetti, gli stilisti e le maison siano alla continua ricerca di una definizione di genere che non arriva mai, in cui i paletti vengono di volta in volta spostati per stabilire nuovi e mutevoli confini. Anche negli stessi negozi, se ci fate caso, c’è l’abitudine a demarcare i confini tra moda maschile e moda femminile, indirizzando la clientela in un determinato senso o in un altro in base a quello che cerca. Tutto questo è stato la normalità fino a poco tempo fa ma già da qualche stagione si sta assistendo alla cosiddetta gender revolution, che più che essere una tendenza può essere considerata come un’esigenza sociale. Anche questa nuova strada intrapresa dalla moda, comunque, rappresenta una ridefinizione dei limiti di genere, che adesso non hanno più confini esattamente demarcati ma in alcuni punti si toccano e si sovrappongono, dando vita al genderless style che tanto appassiona il fashion system e i fashion victim.

Il genderless è diventato un vero e proprio fenomeno mainstream non può essere certamente considerato come una novità nel mondo della moda, anzi, è piuttosto un ritorno, soprattutto nel campo della moda maschile. Avete presente gli straordinari abiti indossati dal Re Sole Luigi XIV di Francia? Siamo nel XVII secolo e lui era considerato il vero modello di virilità maschile, eppure i suoi abiti erano ricchissimi di pizzi e di merletti, di ricami e velluti preziosi. Luigi XIV amava indossare fluenti parrucche e le iconiche scarpe col tacco, ma trascorreva anche lunghe ore delle sue giornate al trucco, per regalarsi un incarnato attraente e migliorare la profondità del suo sguardo. Chi, meglio di lui, può incarnare la tendenza genderless del passato? È stata la Rivoluzione Francese a segnare la definitiva linea di demarcazione tra il guardaroba maschile e quello femminile. L’abbigliamento dell’uomo doveva comunicare potere e non più ricchezza e sfarzo: gli orpelli e le decorazioni, da quel momento, dovevano essere a unico appannaggio del genere femminile. Il guardaroba maschile, da quel momento, doveva essere sobrio, elegante e funzionale: questa concezione della moda maschile è giunta quasi inalterata fino ai giorni nostri, con le ovvie rivisitazioni per l’adeguamento alle tendenze d’attualità. Tuttavia, da qualche tempo stiamo assistendo ad una rivoluzione opposta rispetto a quella avvenuta al termine della Rivoluzione Francese. Il senso dell’estetica della moda maschile, per tanti anni chiuso all’interno di un retaggio rigido e pressoché invariabile, ha rotto gli argini che imprigionavano gli uomini all’interno di un concetto ormai obsoleto di moda e si è aperto, ridefinendo il concetto di moda maschile come qualcosa di più ampio e variabile. Da uno spento grigiore ad un’esplosione di colori, linee e forme diverse. Il concetto di “uomo” nella sua totalità sta avendo la spinta rivoluzionaria maggiore proprio all’interno del mondo della moda anche grazie all’impulso di importantissime maison che sempre più spesso propongono modelli androgini. Se ci soffermiamo ad osservare le passerelle degli anni Novanta, in cui gli uomini rappresentavano un modello maschile definito, con corpi muscolosi e prorompenti, lineamenti duri e spigolosi, abbigliamento strong e fortemente caratterizzato, le passerelle di oggi sono completamente differenti. Nella maggior parte dei casi i modelli sono quasi efebici, con lineamenti molto delicati e corpi non più così rudi: nella moda è stato più facile avvicinare la fisicità maschile a quella femminile, piuttosto che il contrario, visto che da sempre le modelle chiamate a indossare gli abiti delle maison più importanti hanno fisici quasi privi di qualsiasi forma. E così, oggi sulle passerelle, in molti casi è difficile riconoscere un modello maschile da uno femminile, il che porta i consumatori a identificarsi in lei/lui a prescindere dal sesso di appartenenza. JW Anderson è uno dei brand che ha abbracciato con maggiore entusiasmo la filosofia genderless, tanto che nelle sue collezioni è praticamente impossibile definire una linea di demarcazione tra capi maschili e capi femminili.

Il genderless, al giorno d’oggi, non può e non dev’essere considerato esclusivamente come una moda, vista l’evoluzione in corso nella nostra società ma, anzi, è una presa di coscienza importante verso una nuova era. Tra gli esempi più concreti di esponenti dello stile genderless di oggi c’è Damiano David, frontman della band rivelazione dell’ultimo X-Factor, i Maneskin. Idolo delle folle, trasversale nel gradimento, non ha paura di salire sul palco avvolto da una pelliccia o con un pesante trucco nero sugli occhi, forte anche di una fisicità androgina piuttosto marcata. Lo stile genderless non ha niente a che vedere con l’orientamento sessuale e questo, la moda, lo sottolinea ad ogni sfilata ed evento.

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